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Agenda 2030: a che punto siamo?

A che punto siamo con l’Agenda 2030? Il nostro paese sta migliorando in tema di sviluppo sostenibile? A dircelo è l’ultimo rapporto dell’AsviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo sostenibile.

Cosa è l’Agenda 2030 dell’ONU

Ecco un breve riassunto.

Nel settembre 2015 tutti i paesi dell’Onu hanno approvato l’Agenda 2030, un programma di 17 obiettivi globali interconnessi, da raggiungere entro il 2030 per garantire uno sviluppo sostenibile (ne abbiamo parlato qui). Questi obiettivi sono definiti appunto Obiettivi di Sviluppo sostenibile – in inglese Sustainable Development Goals abbreviato in SDGs – o semplicemente Goal.

Sono passati 8 anni da allora e altri 7 ne mancano alla scadenza del programma. E quindi ecco che torniamo alla domanda iniziale. A che punto siamo con lo sviluppo sostenibile? A tracciare il bilancio è l’Asvis, una rete di oltre 300 soggetti della società civile italiana. Una realtà unica a livello internazionale che è impegnata a diffondere nel nostro paese l’Agenda 2030.

Nel suo Rapporto annuale L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, l’Asvis presenta una valutazione complessiva dei risultati ottenuti e dei ritardi da colmare.

Un’analisi utile per capire cosa sta funzionando e cosa no e, soprattutto, per fare scelte consapevoli. E sapere dove andare.

Ad agire devono essere in primis le istituzioni, ma sono chiamate in causa anche le aziende (è anche il mercato a chiederlo), la società civile e i cittadini in generale.

Obiettivi di sviluppo sostenibile: i risultati in Italia

L’Asvis traccia il quadro della situazione italiana utilizzando indicatori compositi costruiti sulla base di dati dell’Istat e di altri enti ufficiali di statistica.

Questi indici evidenziano un’evoluzione insoddisfacente per la maggior parte dei 17 obiettivi (SDGs). Infatti, ben 6 obiettivi mostrano dei peggioramenti, 3 sono stabili. Degli altri, solo 2 obiettivi sono migliorati in maniera significativa, mentre 6 mostrano un miglioramento lieve, inferiore al 10%.

Nello specifico, in riferimento al periodo 2010 – 2022, questi sono i risultati (le analisi relative al Goal 12 si fermano al 2021 e quelle relative al Goal 14 al 2020).

Obiettivi peggiorati
Goal 1 (povertà), 6 (acqua e sistemi igienico-sanitari), 14 (ecosistemi marini), 15 (ecosistemi terrestri), 16 (pace, giustizia e istituzioni) e 17 (partnership)

Obiettivi sostanzialmente stabili
Goal 2 (cibo), 10 (disuguaglianze), 11 (città sostenibili)

Obiettivi con miglioramento contenuto (inferiore al 10%)
Goal 4 (istruzione), 5 (parità di genere), 7 (energia pulita), 8 (lavoro e crescita economica), 9 (imprese, infrastrutture e innovazione), 13 (lotta al cambiamento climatico)

Obiettivi con miglioramento superiore al 10%
Goal 3 (salute) e 12 (economia circolare)

Guardando i dati a partire dal 2015, anno di sottoscrizione dell’Agenda 2030, la situazione non migliora, anzi: per i Goal che presentano complessivamente dei progressi, il miglioramento tende a essere meno evidente.

Un focus sulle regioni italiane

Grazie al rapporto I territori e lo sviluppo sostenibile 2023, sempre dell’Asvis, è possibile analizzare anche i dati per singola regione.

C’è qualche regione più avanti rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile? Sì: la Valle d’Aosta e la Toscana. Ma in generale, guardando le prestazioni delle singole regioni italiane, i risultati restano insoddisfacenti.

Tra il 2010 e il 2022, infatti, solo per due Obiettivi, salute (Goal 3) ed economia circolare (Goal 12), si registra un miglioramento generalizzato, mentre peggiorano le condizioni di quasi tutte le regioni per quattro Obiettivi: povertà (Goal 1), qualità degli ecosistemi terrestri (Goal 5), risorse idriche (Goal 6) e istituzioni (Goal 16). I restanti Goal appaiono stabili [1].

Inoltre, per migliorare le condizioni dei territori italiani è importante colmare le disuguaglianze che li caratterizzano e affrontare i rischi che coinvolgono persone e imprese.

A tal proposito, il rapporto “I territori e lo sviluppo sostenibile 2023” fornisce un’analisi su alcuni rischi naturali e antropici presenti nei nostri territori, da considerare in relazione ai danni prodotti dai cambiamenti climatici, e nello specifico: rischio sismico e vulcanico, idrogeologico, da siccità e desertificazione, da incendi e ondate di calore, da incidenti in impianti industriali.

Rischi che riguardano tutti. Basti pensare che, evidenzia il rapporto, sono oltre 621mila le frane censite sul territorio italiano, il 66% di quelle complessivamente rilevate in Europa, mentre gli stabilimenti industriali a rischio di incidente rilevante sono 970, molti dei quali si trovano in zone sismiche e di fragilità idrogeologica.

Si tratta di aspetti che dovranno essere centrali nel definire politiche e strategie, sia a livello di amministrazione dei territori che di amministrazione delle imprese (che sempre di più sono chiamate a valutare i rischi legati ai cambiamenti climatici e a renderne conto nel bilancio di sostenibilità).

E per quanto riguarda i singoli cittadini? Un dato che può far riflettere tutti noi è quello relativo al sotto-obiettivo di ridurre i rifiuti urbani prodotti pro-capite, per un consumo e produzione sostenibile (goal 12). Ebbene, su questo aspetto i dati dicono che stiamo andando nella direzione sbagliata. In 15 territori, infatti, la produzione di rifiuti urbani pro-capite sta aumentando e in nessuna area si registrano miglioramenti significativi per questo indicatore.

Obiettivi di sviluppo sostenibile: i risultati in Europa

E il resto dell’Europa a che punto è con lo sviluppo sostenibile?

I dati disponibili a livello europeo mostrano dal 2010 progressi per gran parte degli obiettivi (tredici goal sono migliorati), ma anche in questo caso si tratta di progressi contenuti.

Nello specifico, rispetto al 2010, nel 2021 in UE si registrano questi risultati (l’indice composito non è stato calcolato per il Goal 14 a causa di mancanza di informazioni. Per i Goal 6 e 11 l’ultimo anno disponibile è il 2020).

Obiettivi peggiorati
Goal 10 (disuguaglianze), 15 (ecosistemi terrestri), 17 (partnership)

Obiettivi con miglioramento inferiore o molto vicino al 5%
Goal 1 (povertà), 2 (cibo), 3 (salute), 4 (istruzione), 6 (acqua e sistemi igienico-sanitari), 7 (energia pulita), 8 (lavoro e crescita economica), 9 (imprese, infrastrutture e innovazione), 11 (città sostenibili), 12 (economia circolare), 13 (lotta al cambiamento climatico), 16 (pace, giustizia e istituzioni)

Obiettivi con miglioramento superiore al 5%
Goal 5 (parità di genere)

Se si prende a riferimento il 2015, anno di approvazione dell’Agenda 2030, la maggior parte degli obiettivi presenta miglioramenti lievi, fatta eccezione per i Goal 5 (parità di genere) e 8 (lavoro e crescita economica), che presentano miglioramenti superiori al 5% tra il 2015 e il 2020. Solo il Goal 15 (ecosistemi terrestri) peggiora, mentre i Goal 11 (città sostenibili) e 17 (partnership) rimangono sostanzialmente stabili.

L’Italia, messa in relazione con gli altri Paesi Ue, si trova spesso nella metà bassa della classifica. I progressi del nostro paese, infatti, sono in linea o al di sopra della media europea solo per 5 obiettivi: 2 (cibo), 3 (salute), 7 (energia pulita), 12 (economia circolare), 13 (lotta al cambiamento climatico).

Cosa fare per garantire uno sviluppo sostenibile al nostro paese?

Dati alla mano, dunque l’Italia appare indietro sugli obiettivi di sviluppo sostenibile indicati dalle Nazioni Unite. Che fare dunque? Secondo l’Asvis, che nel rapporto raccoglie le proposte di oltre 1000 esperti, è ancora possibile cambiare passo. Si legge nel rapporto:

l’Italia può e deve cogliere l’occasione del tempo rimanente per operare quel “cambio di passo” indispensabile per migliorare la condizione del nostro sistema socioeconomico, fronteggiare la crisi climatica, aumentare la qualità dell’ambiente, ridurre le disuguaglianze, offrire servizi all’altezza delle aspettative dei cittadini, aumentare il tasso di innovazione e la competitività, la redditività delle imprese e le condizioni lavorative, rendere più efficienti le proprie istituzioni, svolgere un ruolo più incisivo nel quadro internazionale, anche a supporto dei Paesi in via di sviluppo.

Per farlo è necessario mettere la sostenibilità al centro delle scelte sia pubbliche che private.

Solo un profondo cambiamento nelle politiche pubbliche, nelle scelte delle imprese e dei cittadini, nell’impegno della società italiana nel suo complesso può generare quel salto necessario per consentire al nostro Paese di raggiungere, o almeno avvicinare, gli Obiettivi dell’Agenda 2030 e quindi migliorare le condizioni socioeconomiche della popolazione che vive in Italia e dell’ambiente su cui essa insiste.

Un impegno dunque che riguarda tutti.

Vuoi approfondire i dati? Vai sul sito dell’AsviS, alle pagine dedicate sono disponibili infografiche, schede sintetiche e i rapporti integrali da scaricare:

Rapporto AsviS 2023 “L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”

Rapporto ASviS 2023 “I territori e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”

 1.  Per quanto riguarda il Friuli-Venezia Giulia, tra il 2010 e il 2022 la nostra regione mostra miglioramenti per agricoltura e alimentazione (Goal 2), salute (Goal 3), istruzione (Goal 4), parità di genere (Goal 5), lavoro e crescita economica (Goal 8), imprese, infrastrutture e innovazione (Goal 9), economia circolare (Goal 12). Peggiora la situazione di povertà (Goal 1), disuguaglianze (Goal 10), vita sulla Terra (Goal 15) e istituzioni (Goal 16).

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